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Il 1° maggio

Una storia di Roberto Zuccalà

 

 

 

Tra pochi giorni sarà maggio... un bel mese maggio.

 

Da anni, il primo maggio, io mi incontro con i più cari vicini di casa e, nel parco comune, apparecchiamo una lunga tavola per mangiare in allegria tra amici. Ogni anno da anni... ovviamente tempo permettendo.

Alcuni anni fa, non ricordo più quanti, alla tavolata abituale si aggiunse un'amica comune, Adele,  da poco rientrata dall'estero. Sul finire del pranzo, Adele mi disse: " So che sei bravo con le fotografie... perchè non fai qualche scatto alla mia bambina".

Risposi di sì... e dopo aver gustato il dolce mi avvicinai a sua figlia, Nikol, per farle qualche scatto.

 

 

La bambina era terribilmente timida, non era facile fotografarla, non appena mettevo a fuoco per scattare lei scoppiava a ridere... e non si fermava.

La lasciai sfogare, poi -pian piano- la pregai di sforzarsi per cercare a rimanere seria...

 

 

Qualche risatina ancora, poi si fece forza e assunse una posa seria... anche troppo seria.

Sembrava di legno, non accennava a nessuna mimica, non cambiava posizione, insomma una tortura farle due foto.

 

 

Feci qualche scatto ancora... cercai anche di parlare con lei... farmi raccontare qualcosa... della scuola per esempio, ma nulla da fare, era sempre inespressiva... alla fine desistetti.

 

 

Una volta sviluppate e stampate le foto, consegnai alla mamma quelle che a mio avviso erano riuscite un pochino meglio... lei mi ringraziò, anzi, mi sembrò molto, molto soddisfatta.

 

Dopo quella primavera venne l'estate, poi l'autunno e poi ancora l'inverno, i giorni si susseguivano ai giorni e... il tempo passava, inesorabilmente.

 

Dopo qualche anno, non saprei dire con esattezza quanti, volenti o nolenti si arrivò nuovamente alla fine di aprile e, come tradizione vuole, io e i miei amici, ci siamo dati da fare per organizzare al meglio l'incontro mangereccio del primo maggio.

In quella occasione, come già fu per alcuni anni prima, la comune amica Adele era nuovamente a Roma e con lei la sua graziosa figliola.

" Sai Roberto - disse Adele ad un certo punto del pranzo- quelle foto che facesti a Nikol qualche hanno fa, le abbiamo messe in cornice e tutti gli amici che vengono a trovarci nella nostra casa di Ancara (Adele era del C.D. presso l'Ambasciata d'Italia in Turchia) si congratulano perchè le trovano belle e veritiere".

"Perchè non le rifacciamo anche quest'anno?"  Chiese Nikol mentre sgranocchiava una fetta di bruschetta, tipicamente italiana.

" va bene - risposi io - anche se ora ti sei trasformata, sei completamente diversa... quanti anni hai adesso ???"

" Fra dieci mesi ne faccio diciotto ! " Rispose prontamente; alla risposta tutti i commensali  seduti attorno al tavolo scoppiarono a ridere.  Qualcuno disse: "ma non fai prima a dire che nei hai diciassette?!?" Nikol non rispose, si girò verso quella voce impertinente e le fece una linguaccia,  poi sorrise.

Finito il pranzo, presi, come si conviene, la fotocamera e comincia a fare i nuovi scatti su Nikol.

Il sole caldo del primo pomeriggio le illuminava i capelli -belli, folti, lunghi- accendendo il loro colore fino a farlo sembrare color rame, anzi, fiammeggiante.

 

 

Era accaduto un qualcosa nella giovane Nikol, non era più timorosa e legata davanti all'obiettivo, ma al contrario, era padrona della scena, si muoveva con disinvoltura.

 

 

Il suo viso non era, come anni prima, statico, legnoso, bensì era mobile espressivo, anche troppo direi, in certi momenti addirittura il suo sguardo mi metteva in imbarazzo e dovevo desistere dal continuare a guardarla.

 

 

Un colpo di vento improvviso si infilò tra i suoi capelli scompigliandoli, il suo giovane volto rimase completamente coperto dai suoi capelli; io ne approfittai per fare uno scatto inconsueto. La sua mimica cambiò improvvisamente,  sì certo, a causa del vento, ma ci furono delle espressioni - credo istintive - molto, molto  voluttuose.

 

 

Inarrestabile la ruota del tempo continuava a girare, le stagioni si susseguirono... fino all'inverno scorso... e poi la primavera e con la primavera il mese di maggio.

La tradizione venne rispettata, il primo del mese tutti in giardino... una lunghissima tavolata; ormai i nostri ragazzi erano cresciuti, qualcuno o qualcuna aveva il fidanzato o la ragazza del cuore, insomma eravamo tanti.

 

Come tre anni prima, anche Adele era tra i partecipanti del banchetto estivo, ormai era rientrata in Italia... con lei anche la sua bellissima figliola... Nikol.

Stentammo tutti a riconoscere Nikol, ormai era una signorina... così graziosa, così carina che si doveva abbassare lo sguardo perchè le nostre espressioni erano miste tra ammirazione e stupore, insomma guardandola noi maschietti avevamo tutti un'espressione, come dire,  da ebeti.

 

 

Fingendo sicurezza in me stesso, me ne uscii con una frase decisamente scontata: "Cara Nikol, ti ricordi setto o otto anni fa quando facemmo le prime foto qui nel parco?"

"Certo che lo ricordo... a me piace molto farmi fotografare, sono dei bellissimi ricordi... ... anzi, se ti va facciamole anche quest'anno".

"Ben volentieri" risposi, forse con un eccessivo entusiasmo.

"Sì, ma non qui......... con tutta questa gente.........ti va di venire domani a casa nostra, un po' di musica, una tazza di tè e facciamo le foto?!?

 

Puntualissimo, la mattina dopo suono alla porta della casa di Adele e Nikol...

"Ciao, accomodati - disse subito dopo aver aperto la porta di casa - la mamma ti saluta, non poteva restare, cose d'ufficio credo... ma siediti, io mi cambio e in un minuto sono qui per le foto..............

 

Il minuto passò, poi ne passò un altro e un altro ancora, poi improvvisamente apparve... lasciandomi completamente senza parole...........

 

 

Fortemente imbarazzato scattavo foto senza concentrarmi, forse le facevo male esposte oppure mosse non so, però scattavo e -io credo- rivelando fortemente il mio disagio.

Sarò maligno, ma lei si accorse del mio stato di malessere e come fa il gatto con il topo  sapeva gestire la situazione a suo favore divertendosi alle mie spalle.

 

 

Era difficile riconoscere in questa improvvisata ed abile modella la stessa ragazza che otto o nove anni prima posava fredda e distaccata nel giardino condominiale. Oltre al corpo, anche la mimica era a suo favore, ne era padrona e, ad ogni scatto, cambiava posa... spontaneamente, favorendo così le mie riprese.

 

 

La fotocamera digitale si sa, non si scaricano praticamente mai... gli scatti si susseguivano e le sue pose diventavano molto accattivanti. La musica di sottofondo che aveva messo l'aiutava nelle movenze, praticamente ballava, si muoveva a suon di musica.

Poi, di punto in bianco, cambiò il CD, fece ripartire la musica, molto più soft e mi disse...

"Scusa, ti giri un attimo".

Ovviamente mi girai, ma quando mi disse di rigirarmi nuovamente...................ammetto, sono rimasto sbalordito, senza parole.................

 

 

Io ero il topo e lei la gatta; era chiaro che lei si stava divertendo, si divertiva a farsi fare le foto e, ancor più, si divertiva a cuocermi sulla griglia.

Cercavo di rimanere indifferente, ma non era facile, forse perchè non mi aspettavo una simile situazione che aveva tutto il sapore del grottesco, dell'innaturale, dello stravagante.

 

Lei si muoveva in continuazione, seguiva la musica, anzi, fece di più, prese tra le mani il lembo del camiciotto prese a ballare lentamente fingendo d'avere tra le mani un immaginario cavaliere.

 

 

Non so quanti scatti posso aver fatto durante questa finta danza romantica, tanti di certo, ma ne avrei voluto fare di più.

Poi, con la naturalezza di sempre,  Nikol si fermò, cambiò ancora una volta il CD e nel farlo ripartire disse:

"Mi perdoni un attimo ?!", però questa volta non mi disse girati   e... e... ... ...

 

 

Alcuni pensieri vennero in mio aiuto... l'imprevista scena che si offriva ai miei occhi mi appariva (forse una difesa personale), non più carica d'imbarazzo, di desiderio represso, ma si presentava come fatto estetico... la realizzazione del concetto bellezza... la pura, forte ammirazione di cotanto splendore, l'esaltazione dell'idea di gioventù.

La freschezza dei gesti, la spontaneità del comportamento, la libertà del pensare e dell'agire di Nikol, avevano aperto un nuovo capitolo alla mia osservazione... non più malizioso, ma contemplativo. Era come godere di uno spettacolo improvviso dove i protagonisti erano la gaiezza, la letizia, la giocondità, la delizia allo stato puro.

 

 

La profonda ammirazione per quel corpo sbocciato da poco,  per quell'essenza di freschezza e disinibizione, la sua consapevolezza dell'armonia che il suo corpo emanava, la trasparente gioia che provava nel mostrarsi, diventarono le nuove ed esaltanti ispirazioni  per le mie foto... non più il malessere del desiderio della provocazione, ma l'attenta e difficile esaltazione del concetto di bellezza, puro, quasi sacro.

Con questi nuovi pensieri ripresi a scattare foto su foto e... a me sembrò che lei capì che io capii e ne fu lieta, si sentì ancora più libera, si sentì un simbolo, un'icona. Allora ben venga l'estasi, se con queste mie poche foto riuscirò a raccontare non solo di Nikol, ma anche dell'estasiare, del magnificare, del lodare, nel glorificare quello che tutti noi sentiamo come comune senso di bellezza.

 

La musica finì e da lì a poco si sarebbe esaurita anche la batteria della mia fotocamera.

Come un improvviso temporale estivo, che arriva, si rovescia e scompare all'orizzonte, Nikol smette di ballare, si butta su una poltrona e con il suo candore esclama:

" Basta, mi sono stancata........................................le altre le faremo il prossimo anno... magari il primo di maggio! "

 

 

E rise della sua battuta.

 

 

E' passato un altro anno......................adesso siamo alla metà di aprile...

in cuor mio mi domando:

 "chi ci sarà quest'anno al pranzo del primo maggio ???"

 

 

 

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