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Lo Scialle
 
 La sala piombò improvvisamente nel buio.
Dopo un primo istintivo vociare delle persone sedute ai tavoli,
seguì un profondo silenzio d'attesa.
Quando nel buio più intenso un paio di nacchere cominciarono a suonare,
non so bene da dove, un brivido mi attraversò la schiena.
Il suono delle nacchere continuò per alcuni secondi,
ma sembrarono stupendamente lunghi; poi, piano piano, un occhio di bue
si accese illuminando uno scialle bianco che, come per magia, prese vita.
 
 
 
 
Al suono delle nacchere fuori campo si aggiunse il suono ritmico
di tacchi e intanto, lo scialle bianco, continuava nelle sue evoluzioni.
Era un flamenco.
Il ritmo, la musica, il ballo, tutto era estremamente coinvolgente ...
avrei voluto salire sul palco, avrei voluto ballare anch'io.
 

Poi prese corpo il suono di una chitarra ...
mentre lo scialle continuava le sue evoluzioni sulla testa,
sulle spalle, sui fianchi, di una ballerina vestita con un abito
dello stesso colore della sala, nero, che la rendeva quasi invisibile.
 

Il mio fu certamente un azzardo  in quelle condizioni di luce,
 comunque presi la fotocamera e scattai, tre, quattro, cinque foto,
più per provare a conservare il ricordo di quel momento suggestivo
che per realizzare un' improbabile bella immagine.
 

Tornato a Roma e sviluppato il rullo, mi accorsi che
la complicità dell'occhio di bue fu essenziale, non solo riuscii
a conservare quel mio ricordo, ma certamente riportai anche
il fascino e la magia di quello "scialle" ballerino, protagonista
assoluto di quello splendido momento.
 
 
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