Fotografia BiancoNero
un
Racconto forse vero di Roberto Zuccalà
Quanti
anni sono passati ormai………..……un’infinità.
Eppure, ogni
volta che entro in camera oscura mi ritorna alla
mente Giuliana e quel pomeriggio.
Conoscevo
Giuliana da mesi e sapevo quanto le piacesse la
fotografia, ma non ero mai riuscito a farla
posare; lei sosteneva che preferiva di gran lunga
stare dietro l’obiettivo, non d’avanti.
Sì Giuliana
amava la fotografia ed era fortemente incuriosita da
ogni tecnica, da ogni novità. Al Club era sempre
presente, sempre attenta, sempre produttiva.
Da quando era entrata
lei nella nostra associazione le serate di riunione
avevano cambiato il loro corso, era come se una
ventata di freschezza fosse entrata in punta di
piedi, ma con decisione.
Stava per interi
minuti a guardare le nostre foto distese sui tavoli
per la visione e quando poi si iniziava la
discussione sui lavori presentati lei non diceva mai
nulla, restava in silenzio ad ascoltare ogni
intervento, ogni critica, ogni difesa. Incamerava
così ogni imput ed accresceva le sue cognizioni.
Bisognava
vederla Giuliana alle mostre, alle esposizioni
fotografiche: passava in rassegna velocemente
l’intera esposizione, poi, con calma, ricominciava
dall’inizio a gustarsi foto dopo foto.
Senza un filo di
trucco, un viso acqua e sapone, i capelli raccolti
in una coda di cavallo… eppure, Giuliana, era sempre
bellissima e quando guardava le foto esposte e il
suo sguardo diventava intenso… diventava ancora più
bella.
Fu durante una
visita alla mostra di Savarez che Giuliana mi
disse: - “Quanto vorrei fare anch’io
il BiacoNero” -
- “Se vuoi
possiamo provare” - le dissi – “ a casa ho la camera
oscura “-
Gli occhi le
brillarono, mi abbracciò con grande affetto e mi
disse di sì, anzi non vedeva l’ora di cominciare.
E cominciammo,
due pomeriggi dopo era già da me.
Avevo pensato a
tutto: carte nuove di diverse grandezze, acidi,
pinze, bacinelle pulite, insomma tutto.
Mi sentivo pervaso da
quella energia rigeneratrice che solo Giuliana è
capace di infondere.
La camera
oscura era un regno nuovo per lei e le cose, gli
oggetti, sembravano assumere una dimensione diversa
illuminati dalla luce rossa.
L’ingranditore, poi lo
sviluppo, il fissaggio ed infine l’acqua per il
lavaggio, Giuliana si destreggiava tra le bacinelle
come se avesse fatto tutto questo da sempre. Si
vedeva che era contenta e la sua contentezza
saturava l’aria della camera oscura già intrisa
dell’odore degli acidi. A mia volta, anch’io ero
contento nel vederla così… Giuliana mi piaceva, mi
piaceva moltissimo, la sua bellezza riempiva…
riempiva tutto quello che era intorno a lei, come
una gas esilarante il suo fluido si espandeva e
metteva allegria.
Improvvisamente, come fosse una radio ricevente, si
fermò, mi guardò di sguincio e disse:
- “ Ehi, ma
cosa stai pensando ? “ –
Non seppi
rispondere e lei si imbronciò…
Poi, il
broncio, piano piano si trasformò in sorriso, alzò
la mano per cercare l’interruttore e…da non
crederci, la camera oscura piombò nel buio.