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Tanti baci da... Valerio Bianchi

 

 presentazione  di:  Roberto  Zuccalà

 

 

 

E' inutile negarlo, Parigi ha un’atmosfera magica.

Sì, certo,  quei  “sentimenti”  ai quali mi riferisco sono comuni in ogni parte del globo, ma a Parigi...  a Parigi è inutile negarlo, si respira un’atmosfera magica. 

E’ quella stessa atmosfera che respiriamo a pieni polmoni alla fine di una visita al museo Rodin quando, dopo esserci riempiti gli occhi con opere come Il pensatore o Eva, rimaniamo coinvolti dal  patos che sprigiona quel gruppo marmoreo  dei  due amanti avvinti in un  bacio,  ormai eterno,  voluto e forgiato dalle mani sicure di Auguste Rodin. 

 

 

E’ quella stessa atmosfera  che negli anni cinquanta ha voluto regalarci il fotografo/ingegnere   Marc Riboud, facendoci diventare divertiti voyeurs assistendo  attraverso le sue foto al lungo bacio degli innamorati sotto i ponti della Senna.  Ma se le immagini di Riboud, portatrici comunque di un messaggio di rinascita per un’Europa dilaniata dalla guerra, possono in qualche caso apparire un po’ forzate, l’atmosfera magica che  arriva dalle foto fresche e spontanee di Robert Doisneau contribuiscono certamente ad accrescere nel mondo il mito di Paris l’amour. La foto de Il bacio  di Doisneau fa il giro del mondo, imponendosi come il segnale di un nuovo stile di vita  di  una Parigi  che prende le distanze da quell’America ancora troppo falsamente puritana. Oggi, dopo circa quarant’anni, Doisneau è solo un buon ricordo o, al massimo, sintetizzato in un poster che riproduce il suo  bacio;  però quella magia, quell’atmosfera sono sempre lì, nelle strade di Parigi.   Ad accorgersene è Valerio Bianchi che, con il coraggio dell’uomo giusto, ripercorre le vie parigine alla ricerca di quell’amour che sa di pulito.  Così negli incontri al Jardin des Tuileries o percorrendo la Rue de Rivoli  o nel piazzale del  Palai Du Louvre  lui, moderno Cupido, alza l’obiettivo e fa scoccare  “un clic” al nascere di ogni scintilla.   Come un cacciatore che si apposta in attesa della  preda, Valerio Bianchi sa anticipare posti e situazioni ed è così sempre straordinariamente presente nei luoghi di una attualissima Paris l’amour.  L’iterazione delle immagini di Bianchi sta a significare che l’autore rimane a sua volta imprigionato in quella  atmosfera, in quella magia che lui stesso andava cercando; ogni immagine è un bacio, ogni bacio è un momento splendido che un attimo dopo è già svanito. Attimi irripetibili, vibrazioni di desiderio o di tenerezza che Valerio Bianchi  vuole fermare per lungo tempo ancora.

 

<Un baiser   encore un baiser   un seul

Pour ne plus penser au désert. >

 

“Un bacio, ancora un bacio, uno solo”  scrive Paul Eluard in una delle sue poesie d’amore, “Per non pensare più al deserto”. Il microcosmo fissato da Bianchi suona come i versi di Eluard:  il rito antichissimo dell’unione di due labbra  per qualche istante avvince due esseri e li isola dal resto del mondo.

 

 

 Il linguaggio espressivo che l’autore torinese propone è in realtà una diafora visiva: il senso dell’immagine che si ripete in ogni foto arriva al lettore non carico di un nuovo significato, ma ricco di una diversa sfumatura. In un mondo che va veloce, in un mondo che sembra indurirsi ogni giorno di più, in un mondo dove anche il naturale amore di sé sembra aver ceduto il posto ad un odioso ed irascibile amor proprio,  Valerio Bianchi sembra voler operare, consciamente o inconsciamente, una duplice isotopia mediante la quale realizza una transcodificazione: il bacio sì come vibrazione di un momento, ma anche il bacio come auspicio di un futuro ricco di emozioni, carico d’amore e, ricordando Hegel, non possiamo che condividere con lui che in realtà  “l’amore è la sorgente di tutte le emozioni”.

 

 

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