Dario Mariantoni(Spoon River Anthology)Tra il 1914 e il 1915 a St. Louis, venne pubblicata una raccolta di poesie del poeta americano Edgar Lee Masters dal titolo: “Spoon River Anthology.”Ogni poesia della raccolta racconta, in forma di epigrafe contenente lodi dell'estinto, la vita delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana.Molti anni dopo, nel 1943 per l’esattezza, le poesie di Lee Masters vennero tradotte e pubblicate anche in Italia dove ebbero un rapido quanto inatteso successo.L’idea di Spoon River interessò e affascinò altri artisti, come Fabrizio De Andrè, che ispirandosi al personaggio Wendell P. Bloyd, ha tratto da nove poesie di questa raccolta il suo album “Non al denaro, non all'amore né al cielo “.Questa breve premessa si è resa necessaria per introdurci nel difficile mondo creato dal bravo autore reatino, Dario Mariantoni, sì perché il suo ultimo lavoro “Spoon River Anthology” prende corpo e forma proprio dall’evocazione liberamente ispirata dalla lettura delle poesie di E. L. Masters.C’è da dire che l’attuale momento creativo di Mariantoni è tra i più complessi degli ultimi anni, l’autore di Rieti di allontana sempre più dalla fotografia di reportage, dalla fotografia diretta, che pure gli ha dato enormi soddisfazioni, per trincerarsi dietro la realizzazione di viaggi onirici e fantastici alla ricerca di un mondo immaginato, pensato, forse inesistente.Diciamolo subito, il lavoro di Mariantoni, questo lavoro, è difficile, perché difficile diventa la decodificazione delle sue storie o immagini o poesie; perché non basta aver letto l’opera di Lee Master e compreso il senso dei suoi versi; perché le immagini di Dario – ordinate dall’autore in una serie di quadri o cornici, sullo stile del Boccaccio che già fu nel Decamerone – sono intrise di significati profondi e nascosti, di simboli, di riferimenti.Dario Mariantoni non ha realizzato questa nuova e cromatica versione delle poesie di Spoon River per semplice divertimento o per farne un saggio sulle proprie capacità nel gestire programmi grafici in camera chiara; Mariantoni negli ultimi anni si pone d’avanti a quesiti, a dubbi, così come, al contrario, si avvicina a situazioni di fede, di spiritualità; quest’ultimo lavoro quindi, nasce proprio dell’esigenza di fare un lungo viaggio introspettivo alla ricerca di risposte sul mistero del subconscio umano.
Il complesso, vuole significare e mettere in evidenza in ciascuna immagine prodotta, uno o più personaggi travolti dal dramma di esseri umani che non sono riusciti in vita a controllare il proprio destino e ciascuno si presenta e porta con se un ricordo, un risentimento verso una società che non è riuscita a comprenderli e accettarli come Persone.Può essere illuminante rileggere un paragrafo scritto dallo stesso Mariantoni in una delle tante corrispondenze che io e lui ci scambiammo:“Così nel primo quadro ho sintetizzato la rappresentazione della Morte nelle sembianze eteree e diafane di una bambola la cui anima è entrata nella creta, fredda e distaccata ma invitante al tempo stesso; non terrificante, in uno sfondo paesaggistico arido e desolato con un cielo plumbeo ed opprimente. Solo margherite ed una farfalla simboli di bellezza e caducità. Croci ricorrenti ad indicare il percorso dell’uomo.”
Rimango abbagliato d’avanti a simili concetti, simili pensieri che scrutano nel profondo del proprio Io.Trovo altrettanto affascinante la ricorrenza di certi elementi simbolici come margherite e fiori, che rappresentano il profumo dell’esistenza, significando la continuazione della vita attraverso il gesto delle persone che ci circondano.Trovo poetico il riferimento alle farfalle, quali simboli dell’effimero e della caducità, ma anche bellezza, un passaggio quasi impercettibile. Trovo idilliaco l’inserimento di personaggi suonatori nelle sue foto con chiaro riferimento al “suonatore Jones” dell’originale Spoon River, Jones è l’unico defunto a non avere rimpianti, lui è morto felice perché per tutta la sua esistenza ha fatto sempre ciò che amava fare… suonare.
“Il gracchiare di una cornacchia e il canto esitante del tordo. Il tintinnire laggiù, e la voce di un aratore sulla collina di Shipley...
La foresta di la dal frutteto è calma della calma di mezza estate...
E tu camminavi la strada e il campo dei trifogli dove l'unica voce era il tremolo vivo del grillo...
...Tutto è dimenticato,tranne , da noi, le memorie, tutto è mutato, tranne il fiume e la collina, no, sono mutati anch'essi... “
Sono questi i versi conclusivi della poesia di Edgar Lee Masters, a questi versi Mariantoni si ispira per realizzare le ultime sue cartelle, con l'ultima, la 14, attraverso la danza purificatrice delle 7 giovinette, si conclude sulle sponde del RIVER il breve viaggio tra le pieghe misteriose dell'umano.
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