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La femme-graphie di GIORGIO RIGON
Presentazione di Roberto Zuccalà
Se in una giornata invernale, magari alle sei del mattino, ci dovessimo trovare a passare nei pressi del centro della ridente città di Bressanone, è molto probabile che si possa incontrare un uomo dall’aspetto distinto passeggiare con la sua bicicletta al fianco. Quell’uomo è Giorgio RIGON , uno dei fotografi più apprezzati in quest’ultimo decennio.
Come entrare nel merito della fotografia rigoniana , cosa dire oltre al fatto che le sue immagini sono rigorosamente monocromatiche? Mi torna alla mente il bellissimo film di François Truffaut “ L’uomo che amava le donne “, bene, per mille versi RIGON potrebbe essere quell’uomo. La sua filosofia creativa è andata perfezionandosi negli anni, ma il fulcro della sua inimitata ricerca è rimasto sempre lo stesso: la donna. Non ritratti, non nudi, non close-up su corpi femminili, ma personalissime eteree materializzazioni dell’ideale di donna o, se preferite, materializzazioni eteree di donne ideali. Lo sguardo rapido del fotografo-poeta RIGON è esattamente quello trasversale del voyeur-gentiluomo, che sa cogliere ed esaltare ogni sussulto improvviso, ogni sfarfallio provocatorio del corpo femminile quando questo si propone anche per un solo attimo infinitesimale. RIGON cattura tutto, o tutto il possibile, del pianeta donna e ne esalta o sottolinea la grazia: cattura il gesto, cattura la forma, cattura l’andatura, cattura l’abito e se potesse ne catturerebbe anche il profumo Le immagini rigoniane escono dagli schemi tradizionali di rappresentazione visiva della realtà, esse si avvalgono di un numero quasi illimitato di interferenze creative e interpretative dell’autore che, continuamente, modifica la struttura e la fisionomia del soggetto per esaltarne la lettura e quindi il senso. La femme di Rigon si discosta quindi dalla rappresentazione reale di se stessa, viaggia e fa viaggiare nell’immaginazione, lasciando ampio spazio alla interpretazione e ricongiunzione dei segni che Rigon lascia sul foglio di carta sensibile, non come supporto all’immagine femminile, ma proprio come elemento congiunto e inseparabile dell’immagine stessa.
Avviene quindi che la lettura del messaggio visivo, a prescindere dalla istintiva gradevolezza, implica il riferimento ad un sistema e a particolari codici di stile , a questo punto l’interpretazione diviene un viaggio di ricognizione del testo visivo che Rigon ha tracciato, viaggio che parte dal livello denotativo del segno-messaggio per ricostruirne le varie isotopie fino alla connotazione globale del senso. L’intelligenza e la sensibilità di quest’autore si rivela man mano che le immagini da lui create passano al vaglio dei nostri sguardi. Su sfondi sempre neutri, sempre a toni altissimi, l’immagine esasperatamente slanciata delle figure femminili si coniuga con i frammenti grafici a sé stanti, ma che le appartengono indissolubilmente.. Sono brandelli di abito, sono grafismi di tessuto, sono macchie di ombre che fanno nascere nuove immagini per nuove originali letture di quella che si potrebbe definire la femme-graphie di GIORGIO RIGON.
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