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Gianfranco Cappuccini “Il Caleidoscopio”
di Roberto Zuccalà Il caleidoscopio di solito è un semplice tubo di cartone avente all’interno una serie di specchi diversi per forma e colore; pezzetti di vetro colorati per creare la visione d’infinite strutture simmetriche. Il nome dello strumento fa riferimento alla lingua greca e, come è noto, significa: "oggetto che permette di vedere belle forme". Appoggiando un occhio ad un'estremità del tubo, come si farebbe con un cannocchiale e girando poi l'altra estremità, si possono, infatti, vedere delle figure interessanti, grazie ai pezzi di vetro o plastica colorati contenuti all'interno del tubo, forme che, girando il tubo, cambiano continuamente, regalando a chi osserva effetti sempre nuovi, sempre appariscenti.
Ecco, facendo un paradosso, l’obiettivo della fotocamera di Gianfranco Cappuccini è paragonabile ad un fantastico caleidoscopio, in altre parole – nelle sue mani - l’obiettivo diviene l’oggetto che permette di catturare belle forme.
L’autore piemontese, non insegue un filone esclusivo, non si sofferma su un’unica tematica, non si fossilizza su un’unica vena espressiva, ma spazia a trecentosessanta gradi, manifestando interesse per ogni forma di fotografia.
Le immagini realizzate da Cappuccini vestono spesso l’abito della fotografia salonistica, la fotografia cioè concepita e realizzata per gareggiare; in questo caso il messaggio visivo deve essere convincente ed immediato, arrivare cioè all’osservatore in un arco di tempo ridotto, minimo.
Di quanto dico ne è prova il largo successo ottenuto da molte sue immagini, successo che ha permesso a Cappuccini di vedere le sue foto pubblicate - anno dopo anno - sui prestigiosi Annuari fiaf che, come è noto, sono la raccolta Top della fotografia italiana.
Le sue immagini presentano una buona capacità di lettura, spesso sfiorano un linguaggio poetico e ricercato; altre volte, invece, rivelano metafore di fatti e assonanze originali o vagamente ironiche del mondo che lo circonda… specialmente se questo mondo è quello etereo del fascino femminile.
La fantasia, sì sa, è una facoltà della mente di creare immagini che possono intrecciare visioni reali o irreali, e fantasia ne ha da vendere Cappuccini nel fotografare, anche quando vuole semplicemente raccontarci un viaggio (come nel caso della raccolta su Londra), dove la realtà fotografata si ripresenta all’osservatore con abito nuovo, generato in camera chiara dall’inventiva dell’autore alessandrino. Il viaggio londinese è un susseguirsi di suggestioni, una bussola che punta con decisione il suo ago verso gli aspetti tipici e noti della capitale britannica, ma – ed ecco la novità - incasellati da Cappuccini in cornici che ne evidenziano e sottolineano le caratteristiche più salienti.
Non si può parlare di Gianfranco Cappuccini senza scrivere due righe della sua produzione d’immagini sul fascino femminile. Il glamour proposto dal fotografo piemontese è un tema ricco e variegato, che l’autore di Alessandria ha raccolto nel corso degli anni, sempre rinnovandosi, sempre rigenerandosi. Tra le tante tematiche, tra le tantissime foto, la bellezza femminile è sempre stata un punto di forza della sua produzione, un processo di ricerca impegnativo per il fotografo… attraverso le immagini dei corpi nudi femminili Gianfranco ha espresso il concetto che ha della bellezza… ecco l’armonia, ecco l’equilibrio, ecco la vita espressa attraverso un’icona, la donna, sì perché il corpo di una donna è sensualità, è erotismo, è il motore che spinge la grande ruota della vita.
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