Il Pellegrino
Fotografie di Dario Mariantoni
Presentazione di Roberto Zuccalà
La voglia, il desiderio o forse proprio la necessità di compiere
pellegrinaggi, di visitare luoghi sacri, di vedere, toccare,
ascoltare quel quid misterioso che mette – o sembra mettere – in
contatto un soggetto terreno con il mondo divino, con il sacro… è
cosa antica e profondamente radicata nell’animo umano.
Ogni religione, ogni popolo ha la sua meta, la sua tradizione, il
suo luogo da desiderare, a seconda della fede, a seconda del
bisogno. Pellegrinare non è partire, non è solo partire,
pellegrinare vuol significare molte cose e queste cose cambiano
ripetutamente nel tempo, seguono gli uomini e le sue idee.

Si può decidere di partire pellegrino per ringraziare d’un
qualcosa che siamo certi d’aver ricevuto; si può partire
pellegrini per chiedere, domandare un qualcosa che sembrerebbe
impossibile altrimenti; si può partire pellegrino per riempire
l’animo d’amore, almeno una volta nella vita, o redimere colpe che
si annidano da tempo dentro il proprio animo.
Roma, Piazza San Pietro, è uno dei tanti luoghi sacri sparsi
ovunque sulla terra, Roma, il Vaticano è il luogo sacro per
eccellenza per quelli che, con fede cristiana, vogliono trovare
nel Papa quel momento, quel riferimento, di cui il loro animo
abbisogna.
Dario Mariantoni, fotografo reatino dall’indiscussa fama, ha
mostrato una serie di sue fotografie dove, appunto, i pellegrini e
Piazza San Pietro sono il centro della sua attenzione.
Conoscendo da tempo Dario e riconoscendo in lui ogni nobile
attenzione e per l’uomo e per la natura, sembra veramente facile
seguirlo in questa sua ultima ricerca… Però, piano piano, le
immagini che si susseguono rivelano di più di quello che mostrano…

L’inizio della seria è a Roma, in zona Tiburtina, la
stazione; è qui che Dario da il via al suo fotografare, appena
giunto da Rieti, sua città natale. Attese, bivacchi, soste da
marce forzate. Dalla stazione Tiburtina Dario si avvia verso la
culla del cristianesimo accodandosi a quella moltitudine di
persone che ha incontrato. Fotografa, testimonia, racconta il
cammino di quei pellegrini… quei pellegrini?
Ma Dario è a piedi come loro, Dario è in marcia… come
loro, attraversa la città… come loro, arriva a San Pietro… con
loro e nella Cattedrale si inginocchia come loro. Dario, senza
parlare, mostrando le sue fotografia, si rivela, pellegrino tra
pellegrini. La letture delle sue fotografie diventa sempre più
difficile, più profonda, più inquietante.
Non sapremo mai la molla che ha spinto il fotografo
laziale ad unirsi ad altri pellegrini, se per un ringraziamento,
se per una preghiera, se per un momento di fede che va cercando…
vediamo però le sue immagini cariche di una disarmante umanità,
spogliate dei colori brillanti come un atto di penitenza, ma
quello che più spaventa e questo continuo sdoppiamento d’immagine,
questo tremolio di forme… come se, nella marcia, la fede avesse
delle incertezze, o mancasse il coraggio di chiedere… o la forza
di ringraziare.

Immagini imprecise, immagini quasi
evanescenti… come spesso purtroppo sono proprio le nostre stesse
convinzioni… troppo terrene, troppo.