Carmen Attorre...
in
concerto
Presentazione di Roberto Zuccalà
Sono mille le attività intraprese da Carmen
Attorre la cui giornata sembra avere trentasei, quarantotto ore
e, per ogni attività, sono mille le persone che incontra e, per
ogni persona, sono mille gli interessi comuni verso i quali si
lancia, si immerge, si dedica. Carmen Attorre ama; ama la vita
e tutto quello che la vita può offrire di splendido. Odia la
noia, la routine, l’immobilità; rincorre l’allegria, la novità,
il moto... perpetuo.
Ma uno dei suoi mille e mille interessi ha fatto breccia
nel suo animo, crescendo ogni giorno di più, diventando sempre più
importante; oggi quell’interesse fa parte della vita di Carmen, è
nella sua testa e nel suo cuore: quell’interesse si chiama
Fotografia.

E sono mille gli argomenti ritratti, le ricerche
effettuate, le foto scattate, sempre nell’assoluta regalità del
bianco nero, ma recentemente la sua curiosità si è adagiata,
distendendosi sulle note di un pentagramma musicale. Ecco, Carmen
Attorre sembra aver trovato il suo nirvana shakerando insieme
due amori: la fotografia e la musica.
Entra per spiare , per carpire, per rubare, nel
mondo notturno del “Cotton Club”, la sua refurtiva è fatta di
immagini; immagini di volti, immagini di strumenti, immagini di
luci taglienti.
Gli artisti si alternano e si accavallano, un inesorabile
occhio di bue è l’unica fonte di luce per Carmen che, a modo suo,
entra anche lei nello spettacolo e lo fa attraverso il suo
strumento: la macchina fotografica. Allora i clik catturano echi
di canti afrocubani, ritmi coinvolgenti di blues, di spirituals.
Prima quasi timidamente, poi sempre più audacemente, ma
con rispetto, l’obiettivo di Carmen scandaglia il palco e le
scene, poi gli strumenti e gli artisti, spingendosi fino ai
dettagli dei volti rubando la mimica dell’interpretazione.
Le maschere degli artisti, che si modellano ad ogni acuto,
vengono congelate, ridotte, iconizzate in un rettangolo
fotosensibile dalle lenti ottiche di Carmen, rimangono
imprigionate in una striscia di pellicola che solo in un momento
successivo, in camera oscura, nella fase di stampa, restituirà
forma e vita.

Chi sa, chi ama il jazz, chi si sente a casa sua tra le
mura del “Cotton Club”, per assurdo può riconoscere ogni stile
musicale e ogni autore dalla mimica degli artisti che Carmen ha
congelato, rivivendo lo scat più vertiginoso di Watson o il
melodico glamour delle ballad di Connie Boswell.
L’incanto di quei momenti si rivive sì attraverso le
incisioni, ma è innegabile che certe atmosfere sono anche lì,
nella pellicola tirata che Carmen ha impressionato in quelle
serate, nelle foto gessose e contrastate, come quelle di scena
teatrale, che la poliedrica artista ha poi deciso di stampare. E
un giorno, quelle stesse atmosfere, riemergeranno allo scoperto,
come per incanto, attraverso una performance fotografica firmata
Attorre. Sarà quel giorno che le immagini restituiranno le
emozioni rubate in quei momenti e l’aria sembrerà
riempirsi delle note scritte moltissimi anni fa da Harold Arlen.
In quella occasione, una silenziosa serata
musicale, in compagnia di artisti come Venicio Capassella o
Roberto Nannetti, oppure Noa e Gil Dor, si allieteranno, se non
le nostre orecchie, sicuramente i nostri sguardi.