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Carlo Durano,  secondo me

Presentazione di Roberto Zuccalà

 

        Idealmente ho messo in fila una grande quantità di foto e immagini di Carlo Durano , la sensazione che ho provato è quella di trovarmi d’avanti ad un poliedrico e romantico autore.

        Il termine romantico va letto come genere di scrittura del linguaggio usato da Durano, perché del romanticismo ne ha tutte le caratteristiche. Come una melodia, Carlo sviluppa le sue tematiche affidando a poche immagini il ruolo-chiave dell’intero racconto, queste diventano la visione dell’intera espressione… ora svelta, ora lenta, ora frenetica,  ora malinconica.

        Lo strumento prediletto per l’artista romano, ormai grossetano d’adozione, è il computer, attraverso il quale le sue fotografie subiscono piccole o grandi variazioni. E’ in questa fase che emergono le basi culturali di Carlo, gli studi artistici fatti gli permettono di cambiare la visione delle cose in interpretazione delle stesse. Così,  dall’infinita quantità di  possibilità espressive da lui trovate,  emerge l’elemento lirico e soggettivo di questo speciale ideatore d’immagini.

        Fioriscono nelle sue gallerie foto e immagini la cui lettura e  percezione è immediata, secca, breve; immagini che sono finalizzate ad una rivelazione immediata dei sentimenti dell’animo umano. Sbocciano anche immagini che sembrano “scritte” di getto, scatti improvvisi, nati sotto l’impulso dell’inattesa visione, dell’immediata ispirazione.

        Nella sua vasta produzione di foto e immagini  si sviluppano in verità due tendenze diverse… opposte: la produzione che tende all’intimismo e quella – altrettanto forte-  protesa al virtuosismo.. Nel primo caso – l’intimismo-  Carlo Durano , cerca immagini perlate, soffici, raffinate, destinate – forse- ad un pubblico selezionato, colto, raffinato. Nel secondo caso, nelle ricerche tendenti ai virtuosismi computerizzati, Durano vuole stordire con effetti speciali, inebriarci con la sua destrezza, portarci a un crescente delirio visivo … e dominare su  di noi come un re acclamato. 

 

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