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Renzo Ridolfi

“Traslucidee”

 

presentazione di Roberto Zuccalà

 

          Se questo è il futuro della fotografia, o se preferite la fotografia del futuro, dovremo dimenticare ogni regola che fino ad oggi abbiamo appreso, dovremo in realtà imparare a vedere il mondo, le cose, la gente con occhi nuovi, diversi.
          È la fotografia di Renzo Ridolfi che disarciona l’osservatore che vorrebbe vedere le sue immagini allacciandosi alle consuete regole di composizione, o ai normali principi di stesura e creazione di un lavoro fotografico.
 


          L’autore laziale non ha nessun punto di somiglianza con altri fotografi, si riconosce ad ogni scatto; le sue non sono fotografie, sono pensieri, sono memorie, sono poesie. Fra le misteriose componenti che cristallizzano l’attenzione in ogni immagine di Ridolfi, è probabile che la percezione di quella sua originalità assoluta, di quella riconoscibilità immediata, dipenda dall’invenzione di uno scatto che della fotografia ha solo lontane ascendenze, uno scatto tanto originale che in realtà l’artista ha dovuto inventarsi da capo un linguaggio tutto suo.
          È l’arte di Ridolfi, che nelle sue più svariate trovate espressive diventa, come in questa ricerca, soggetto d’indagine iconografica attraverso il mezzo espressivo nella comunicazione visiva fotografica. È la sensibilità dell’uomo che abbraccia quella dell’artista in un progetto i cui elementi sono indissolubilmente legati tra loro e approdano, per forme e contenuti, in un fenomeno unico, irripetibile che abbia una speciale valenza culturale flessibile e multipla. L’espressività di questo autore viene da lontano, ha sempre fatto parte del suo vedere e del suo dire e, nel tempo, sarebbe divenuta una costante della sua personalità e della sua ispirazione.
 


          In “Traslucidee” Ridolfi trova il miglior mezzo di estrinsecazione dei propri sentimenti, infatti quasi tutte le sue immagini sono oniriche, irreali; sono foto mosse, sfocate, pure, semplici, lontane da ogni regola; sono foto accompagnate da parole scritte che rivelano, appunto, ancor meglio e ancora di più quella poetica nascosta, forse unica, del suo pensiero.
          In questo lavoro in particolare, l’autore di Anzio si rivela come fotografo romantico per eccellenza, forse per la sua spiccata emergente malinconia; tuttavia non si dimentichi che la sua fotografia è ricca di slanci ora appassionati ora drammatici ed è carica di un vigore che a volte sfiora la veemenza.
          Con “Traslucidee” la storia della fotografia giunge ad un fondamentale punto di svolta. L’autore fa di questa sua poetica la maggior confidente, lo strumento principe della sua espressione, formula che ripetendosi nel tempo diventerà compagna della sua vita. In questa raccolta le opere fotografiche possono essere divise in vari gruppi di comunicazione che non seguono uno schema predeterminato, ma assecondano il solo corso della fantasia dell’autore.
 

 

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