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L’Altra Donna
Nel panorama artistico della fotografia italiana Albertini occupa un posto non facilmente incasellabile. Ad un primo superficiale esame la sua fotografia può apparire canonica, tradizionale, ma conoscendolo, osservandolo con costanza ed attenzione, scopriamo in lui un autore che va oltre la semplice sintesi figurativa. Le sue ricerche fotografiche oscillano spesso, anche per puro e semplice divertimento, tra il racconto metaforico, il virtuosismo espressivo o una vaga intonazione surrealista. Albertini è un rivelatore straordinario di universi interiori. La sua sensibilità gli permette di scoprire relazioni magiche tra forme, luoghi, simboli, colori.
L’autore romano è un artista poliedrico, i suoi moti interiori nascono e si sviluppano grazie ai vasti interessi culturali che lo immergono sempre in mondi nuovi tutti da scoprire… E’ così che si cala nella musica, vivendola; nello sport, assorbendolo; nel mare… nella barca… nelle vele, fagocitandoli. Non si occupa Albertini di problematiche sociali o politiche, così care ad altri autori del suo tempo, lui è fotografo di incantamenti, lui è cacciatore del bello. Le immagini di Albertini ricordano architetture ardite, città immaginarie, arabeschi dell’anima, labirinti dello spirito. Al loro interno si collocano elementi diversi, fatti di forza e poesia, d’acqua e potenza, vento e materia. Ne deriva una sorta di mondo interiore parallelo, continuamente in bilico tra visibile e invisibile, tra astratto e figurativo, tra oggettivo e spirituale.
Anche in questa rassegna di foto, dal titolo “L’altra donna”, Albertini continua a darci il suo modus di raccontare le cose: l’altra donna, come il nome di una barca; l’altra donna, come un secondo grande amore, l’altra donna, come miriadi di oggetti da vivere, possedere, gestire, governare. L’altra donna, completamente immersa in elementi fluidi, avvolgenti, eterei, senza i quali non vivrebbe: il vento, l’acqua… e l’amore per il mare. Roberto Zuccalà
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| SOUL POWER: la musica dell'anima di : Roberto Zuccalà Paolo Albertini è stato per anni uno dei fotografi accreditati al Festival di Musica Soul di Porretta Terme, che si tiene ormai dal 1988 nella cittadina dell'appennino tosco-emiliano Qualche tedesco, qualche inglese, qualche italiano; pochissimi i fortunati chiamati a testimoniare ufficialmente con fotografie lo straordinario evento musicale, sicuramente il più importante in Europa nel suo genere.
Nel corso degli anni, festival dopo festival, (che gli organizzatori hanno voluto dedicare al grande Otis Redding, un grande della musica soul, prematuramente scomparso in un incidente aereo nel 1967), Albertini ha accumulato decine, centinaia, migliaia di scatti, immagini preziosissime, altissime sensazioni visive. Ma le centinaia e centinaia d'immagini, diventano purtroppo un fardello troppo pesante perché, nel tempo, si torni agevolmente a quelle emozioni. Sfoltire, razionalizzare, riorganizzare i contenuti in modo da realizzare forti guadagni di sintesi visiva. Ridurre all'estremo, all'essenziale; fare questo oggi, significa aver avuto allora chiaro in mente i punti nodali dei vari eventi, significa aver riconosciuto la personalità dei vari protagonisti, significa aver avuto padronanza delle luci e delle loro stesse bizzarrie, per restituire oggi tutto in una sintesi. Se "distillare" una disciplina, significa mettere in chiaro tutti gli argomenti che la riguardano, portare in evidenza cioè tutte le logiche narrabili che la caratterizzano, questo bisogno di sintetizzare ha portato Albertini a misurarsi con se stesso, spingendolo a ritrovarsi in tutte quelle situazioni che gli eventi spettacolari avevano presentato.
La mimica, ad esempio (indagata da Albertini con disinvoltura, nonostante le difficoltà tecniche), poi la gestualità, che con la prima, la mimica, sono il corpo fisico della musica. Poi ancora la luce, anzi: le luci, importanti fantasie cromatiche e ritmiche che accompagnano le note, che accarezzano i cantanti, che sottolineano gli strumenti. La luce, Albertini, ha lasciato che entrasse nell'obiettivo, poi l'ha dominata, cavalcata, dandoci immagini di grande effetto. Rufus Thomas, Solomon Burke, Wilson Pickett e la sua band, James Govan, Vernon Garrett, e poi ancora, Syl Johnson, LaVern Baker, le Sweet Inspirations (e tutti gli altri) non moriranno mai certamente grazie alla loro musica, ma resteranno tra noi anche grazie a quelle centinaia di splendide foto e della loro attuale essenza, un distillato di quei momenti magici e irripetibili. Oggi quel distillato ha un nome: "SOUL POWER, la Musica dell'Anima" ed è una mostra. Di "Soul Power" Albertini dice: "…. il mio tentativo è stato proprio quello di raccontare attraverso le immagini - evolutive nello stile in accordo con la mia evoluzione fotografica - ciò che i sensi percepiscono quando si è ogni anno sotto il palco… e la musica ti travolge come un treno in corsa. Non so se ci sono riuscito, ma la mia intenzione è stata certamente quella di rappresentare questa atmosfera unica e fantastica che l'aria di Porretta sa esprimere durante il festival." E noi, dopo aver visto le immagini non possiamo che dire: Paolo, sì, ci sei riuscito.
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