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Enrico Ciulla

“Percezioni del presente”

 

presentazione di Roberto Zuccalà

 

          Ad una ad una faccio scivolare tra le dita fotografie di Enrico Ciulla. Foto da esposizione nel formato tradizionale trenta per quaranta. La stampa, artigianale, è curatissima e si ha quasi titubanza a maneggiarle nel giustificato timore di sciuparle.
          La gamma dei grigi rappresentati in questa rassegna è fortemente tendente al dark, immagini tetre, fosche, tenebrose, danno con forza e certezza l’atmosfera del racconto visivo narrato dall’autore e l’ambiente illustrato nelle immagini ci spinge a fare considerazioni sul quotidiano, sui luoghi, anzi, sui nonluoghi che l’umanità frequenta giornalmente.
 


          Nella rassegna fotografica si scopre il grigiore di certe situazioni, percezioni del presente che viviamo, ma che non ci appartiene.
          In questi luoghi nonluoghi mai allegria, mai schiamazzi, forse rumori confusi, impersonali. Bravo è l’autore a calcare la mano nel generare foto dai toni cupi, quasi drammatici, che restituiscono quell’atmosfera indeterminata, indistinta, di un’architettura omologata.
          Il tema centrale della Mostra è l’analisi, la ricerca e la sottolineatura di alcuni aspetti della città, l'autore si concentra sui sistemi urbani e territoriali e le modalità con cui configuriamo le architetture delle nostre metropoli che determineranno il destino quotidiano di migliaia di persone.
          Enrico Ciulla, ci aiuta a prendere visione e considerare concettualmente alcuni spazi irrinunciabili alla mobilità collettiva, aree contemporanee, zone architettoniche definibili e anonime al tempo stesso; l’autore con questa serie di fotografie, racconta dei “nonluoghi“cittadini e dell’uomo, protagonista sconosciuto, che li attraversa come un gioco spontaneo di affascinanti silenzi che si rincorrono tra loro.
          Terminal aeroportuali, stazioni ferroviarie e metropolitane, complessi alberghieri, le grandi sale d’ingresso degli edifici per uffici, musei, ecco, questi ed altri sono gli spazi anonimi dalle caratteristiche analoghe, dove l’uomo, individuo, perde la sua identità perché privato dei suoi necessari riferimenti a una precisa situazione.
          Non più persone quindi, ma entità senza nome e senza fisionomia, che passano e ripassano, ma non si fermano, attraversano i nonluoghi in attonito silenzio. Anche “l’uomo” muto protagonista di questo insieme d’immagini, anche “l’uomo” indagato dall’obiettivo di Enrico Ciulla, non ha volto, è incognito, misterioso. La vita di questi luoghi nonluoghi, è destinata all’uomo generico, al fruitore medio, certamente non all’uomo come protagonista.
 

 

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