le forme dell’animo
fotografie di Costantino L.
presentazione di Roberto Zuccalà
Il procedimento stilistico che ci permette di trasportare
il senso di una immagine di un oggetto, di una situazione, a cui
si riferisce palesemente, ad un altro oggetto o situazione,
mediante un paragone sottinteso, un rimando certo ma taciuto, si
chiama – come è noto – Metafora. Se la metafora poi non si
riferisce ad una sola immagine, ma interessa più opere, una serie
di opere, parleremo di Metafora Continua.
Perché parliamo della metafora? Perché facciamo così
sfacciatamente riferimento al trasferimento dei significati ?
Perché altrimenti non potremmo avvicinarci alla lettura delle
fotografie di Costantino Liquori che, pur nella loro semplice
veste di immagini grafiche, sono in realtà metafore…metafore
continue.

Costantino L. non fotografa… si fotografa; lui non guarda
intorno a se… lui si specchia. L’autore laziale, dalle esperienze
multiple ed eccelse (viaggi, giornalismo, regia televisiva, ecc.)
oggi è – come dire – solo con se stesso, solo con i suoi problemi,
solo con le sue gioie, solo con le sue angosce e, la fotografia,
diviene il suo “urlo” espressionista.
Scale a chiocciola, come pozzi senza fondo; spirali, come vortici
irrefrenabile; lame, come dolori allucinanti; luci, come fievoli
speranze.
A quanto detto, consegue che Costantino ha preso e narrato
una sua intima realtà, realtà non tangibile all’esterno perché è
nel suo interno, nel suo essere; con la metafora delle sue
fotografia quel Land intimo diviene per tutti totale e
totalizzante, planetario.
Siamo ora quindi, perché in possesso del codice di letture, nella
situazione di poter confrontare il punto di partenza - i suoi
pensieri -, con quello d’arrivo - le sue fotografie- .
Nei suoi racconti, fatti di immagini singole, slegate tra
loro, ma vicine nel senso ancestrale del suo moto interiore,
Liquori ha depositato in ogni fase del percorso creativo una
traccia della fase precedente e, parrà strano, anche un annuncio
di quella successiva – temuta o sperata – fino al punto di
configurare l’idea di un transito di una parabola di vita, di una
sinusoide di sensazioni spesso negative, qualche volta positive,
sempre… appunto, attraverso l’immagine scheletrica e
monocromatica.

Le immagini di Costantino non hanno un racconto, in loro
non c’è un inizio ed una fine, non c’è il tempo; eppure l’autore
riesce a dare un senso che assomiglia ad un ritmo, riesce a
contrassegnare sempre un andamento instabile di un veloce
percorso.
Stranezza da cogliere poi è che le sue immagini senza tempo, ma
con ritmo, sembra posseggano addirittura una memoria residua del
mondo intimo da cui provengono e l’oggetto sembra ridare il peso e
volume del corpo, sembra rivivere le sensazioni della carne,
sembra inseguire i travagli della mente.
Ecco, questo è a mio avviso Costantino L., fotografo che
attraverso forme racconta l’animo umano.