Dubbio

 
Vi prego, se leggerete questa mia mail, dopo...  se vorrete, datemi soddisfazione.
Un po' tutti voi sapete quanto mi sono dovuto battere per sostenere alcuni miei ultimi percorsi - diciamo- artistici,  ma sicuramente espressivi. Ho dovuto dimostrare l'origine genuina di certe mie foto e poi il lavoro, dovuto a un progetto, di trasformazione della foto in una nuova opera di tipo espressionista... foto cioè che esprime con un urlo, con uno choc, il mio sentire artistico del momento.
Anche i ritratti sono stati contagiati da questa mia febbre, fervore spesso criticato ed ostacolato da persone che invece dovrebbero avere il compito di riconoscere e spingere sulle nuove vie espressive.
Io però,  e voi lo sapete, non mi sono scoraggiato e sono andato oltre, qualche volta deluso del mio lavoro, altre volte entusiasta della nuova soluzione trovata che rappresentava il mio sentire.
Ricordate i miei ultimi ritratti (espressionisti) e quanto parlare si è fatto intorno a loro???
 
 
 
 
 
 
Orbene, oggi era un giorno da Eliseo, ovvero una data  prevista dal mio abbonamento teatrale.
Niente d'eccezionale fino a qui... però, appena entrato in teatro, nel foyer ben illuminato, faceva bella mostra di se un'esposizione più che moderna di Mimmo Pirisi.
Ho preso il catalogo e l'ho scannerizzato per voi (in allegato) per dimostrarvi quanta similitudine c'è tra i suoi lavori ed i miei. Solo che lui era nel Foyer dell'Eliseo mentre io - al massimo-  ancora combatto con la commissione Cirmof  :-) 
Simili i nostri lavori e forse anche le motivazioni che ci hanno spinto a realizzarli  sono simili, anche se io mi spingo più verso l'idea espressionista dell'inizio  del secolo scorso.
Fortunatamente ho delle mostre cirmof che datano i miei primi lavori, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che ho copiato...
Dubbio................................. ma avesse copiato lui vedendomi su Internet ???   :-)))

 

 
 
 
 

 

Caro Roberto,

da ormai alcuni anni pongo particolare attenzione alle tue personali opere foto-grafiche che iniziasti con i ritratti, proseguisti con Kromosport, con le vivaci parate in costume, in divisa a cavallo, infine con i tuoi particolari stilemi grafici applicati ad opere d’altri artisti. Ebbi modo di illustrare la poeticità del tuo intervento pittorico proprio per un ritratto in un articolo su FOTOIT.  

Ora affermi, con amarezza, che il tuo fervore è stato “spesso criticato ed ostacolato da persone che invece dovrebbero avere il compito di riconoscere e spingere sulle nuove vie espressive”. Non sono a conoscenza di chi ed in quali termini abbia criticato il tuo lavoro, né sono interessato a conoscere altri pareri diversi dal mio.

Se è vero che qualcuno ha espresso critiche non benevole sul modo di formalizzare, in senso creativo, le tue visioni interiori, la mia convinzione è quella che tu stia pagando, in termini di perplessità nel consenso, le conseguenze della distorta convinzione da parte di lettori che non ritengono la fotografia un mezzo per fare Arte bensì una disciplina assoggettata ad uno “specifico” vincolante, legato inesorabilmente alla realtà oggettiva.

A mio parere la fotografia è un mezzo per fare Arte con pari dignità delle altre discipline espressive e, poiché fare arte com­porta l’esercizio di atti creativi che, in ogni caso, producono astrazioni dalla realtà, tu hai il diritto di scoprire in te stesso il carisma della creatività, hai il dovere di coltivarlo nell’ambito di determinate teorie estetiche e devi godere del privilegio di liberarti da ogni convenzione linguistica, pur di realizzare le forme di una tua irrealtà.

Forse è per questo che la tua ricerca creativa, come la mia, non raggiungono mai la com­piutezza, non approdano mai a risultati definiti­vi, sono fatte di esperienze tendenti a... qualcosa, esercizi dell’intelligenza propedeutici ad altri eser­cizi, giuochi mai finiti. Le fotografie, noi due lo sappiamo, rimangono vit­time ansiose del loro stesso superamento, e lo dimostra questa tua amarezza nel confrontarti con altri autori apparentemente privilegiati.

Il noto principio di “Arbitrarietà”, che è stato al centro degli studi della Scuola di Praga dagli anni ’30 in poi, afferma: “... il grado di un messaggio è tanto più intenso quanto maggiore è il suo tasso di imprevedibilità, in altri termini, quanto maggiore è il suo scarto dall’ovvietà”. Il segno o codice quindi si mette in vista con lo straniamento cioè con lo scarto dalla norma del raccontare piano, consequenziale, quo­tidiano, banalizzato. Anche in fotografia, quanto più pregnante e intensa è questa arbitrarietà tanto più poetica è l’opera, più singolare la compo­sizione.

Ma attenzione! Il modo originale di violare la norma, individuato in un’opera, può facilmente prendere la mano e tro­vare riscontri e analogie nei modi di violarla anche nelle altre. E’ necessario che ogni opera segni un modo diverso di scarto o di straniamento per distinguere ciò che, di volta in volta, nello stesso autore è originale da ciò che in lui è già divenuto maniera.

E qui, perdonami, ma individuo quello che, nella lettura delle tue opere ultime, potrebbe essere percepito come transizione dallo stile personale alla maniera.

Il tuo “…progetto di trasformazione della foto in una nuova opera di tipo espressionista... foto cioè che esprime con un urlo, con uno choc, il mio sentire artistico del momento”, si smorza nel prosieguo della sua applicazione in soggetti diversi, lo choc e l’urlo, infatti, sono termini che si attagliano a sensazioni improvvise, impulsive, brevissime.

Infine, il confronto tra le tue opere e quelle di Mimmo Pirisi non puoi certo affrontarlo con sentimenti di invidia e di sofferenza per ingiustizia. Egli segue una logica espressiva che va bene per l’Eliseo, un foyer destinato ad un pubblico eterogeneo, il cui gusto è quello della massa, cui piace il richiamo appariscente di figurazioni che soddisfano il senso delle probabilità formali già recepito, anche nel subconscio, da immagini similari (stilizzazioni e posterizzazioni di quadri famosi, di personaggi popolari ecc.), secondo la ben nota poetica Pop che, perpetuandosi nella banalizzazione dell’addobbo di un foyer, non conserva più nulla della poetica originale.

 

Ti abbraccio                                 Giorgio Rigon